J’adore Nino Ferrer et ses cornichons

maggio 26th, 2012 § Lascia un commento

In Francia i cetriolini si chiamano cornichons. A me vengono immediatamente alla mente i cornicioni – l’assonanza c’è – dove forse venivano coltivati?
Mi piace pensare che siano il frutto di una tradizione dell’orto in vaso o in altri improbabili scampoli di terra, che affonda le proprie radici più in là degli orti di guerra e dei giardini poveri.

Quest’anno abbiamo seminato direttamente a dimora, come si deve fare per i cetriolini, due varietà: l’Ameliorè de Bourbonne – lungo, stretto, spinoso- e il Russe ou de Russie – tozzo, corto, liscio.  Con il secondo ovviamente ci si può fare i cornichons à la russe, delizia del palato e traccia degli scambi culinari fra Louvre e  Hermitage.
Le altre varietà francesi sono il Fin de Meaux, il Vert de Massy, il Vert petit de Paris e lo scomparso Cornichon de Toulouse. Anche oltreoceano ci sono interessanti cetriolini, e li chiamano pickles.

Ma per ora ci limitiamo alle vicinanze, linguistiche e culinarie. Per attraversare l’Atlantico c’è sempre tempo e nel caso non si trovi il tempo, si può sempre passare il tempo ascoltando Nino Ferrer.

Alcuni la scambiavano per salvia

maggio 10th, 2012 § 3 commenti

Non so perchè ma le foto alle buddleje non mi vengono mai. F. direbbe che non mi interessano abbastanza. Non è vero. Sono tra le prime piante non orticole che abbiamo avuto in terrazzo, la Blue chip e lei, la Silver Anniversary. Che quest’anno ci ha regalato la sua prima fioritura, copiosa, discreta, inosservata. I fiori sono belli, tanto più si confondono con le foglie biancastre pure loro, ma il portamento della pianta lascia a desiderare. La buddleja si comporta come una bighellona già di natura – anche se ho visto il tronco di una di loro a Kew che poco aveva di trasandato – ma la posizione che le abbiamo riservato in terrazzo non l’ha aiutata. Eccola qua, in un angolo insensatamente chiuso del nostro ancor più insensato trapezio di balcone anni ’70. Così la luce è poca e lei spinge le sue rame lunghe (la buddleja è tutta femminile) verso la ringhiera, dove di solito, in estate, sta pasciuto lo zucchino, coccolato e nutrito. Lei invece è sempre stata lì, nel suo buco, così scomodo da raggiungere perchè d’inverno ci si mettono davanti cose varie e d’estate, per recuperare un pò di spazio, ci va qualche vaso di peperone, perlopiù. Mi piacerebbe piantarla a terra, se lo merita, sempre così silenziosa.

Rossetta docet

aprile 24th, 2012 § 2 commenti

Così volevamo inaugurare il nuovo anno.

Domitilla, severa ed accigliata, leonina come sempre, fulmina il cielo con gli sguardi. Non serve. Piove. Quest’anno tutto è stato organizzato: i progetti sono pronti da mesi, le ordinazioni fatte, in studio finalmente ogni cosa ha il suo posto, e ogni posto il suo cartellino; se appena fosse possibile, la sera quando lascia il campo, chiuderebbe anche Silvio e me in due scatoloni foderati di carta di Varese fino al mattino dopo, a scanso di irregolarità e disordini. I vivaisti sono più arrabbiati di noi, sotto le nuvole stracqua, ma sopra la stagione galoppa indifferente verso i suoi esiti, poi quando si apriranno il sole comincerà a picchiare, bisognerà far presto, e come al solito, sarà il solito casino di sempre.

Bè siamo un pò lontani dall’ordine di Domitilla, dalla pianificazione accurata che lei forse riserva alle semine, ai rinvasi, alle nuove acquisizioni, ai trapianti. Al controllo dei nuovi acquisti dai vivai, o dalle ditte sementiere, alla concimazione, alla preparazione dei vasi, alla preparazione del terrazzo. Vorremmo avere più spazio, più tempo, più possibilità.

Ma una cosa alla volta. Intanto piano piano le semine di marzo sono quasi tutte spuntate, con esasperante ritardo. Perchè? Forse perchè ci siamo ostinati a comprare le celle modulari in torba per la semina? Quando già l’anno scorso non avevano dato i migliori risultati? Pensavamo fosse un problema di umidità del terriccio, e allora quest’anno siamo stati più attenti a tenerlo sempre umido. Sarà perchè non abbiamo seguito la luna? Troppa poca luce? In ogni caso i nostri nuovi nati sono fuori in terrazzo da una settimana, meglio un pò di freddo che la mancanza di luce cronica che c’è dentro casa.

Secondo passo. Domani, luna crescente, si pianteranno tutti i non nati e gli ultimi arrivati, tipo il peperone Petit Marseillais e qualche pomodoro recalcitrante durante la prima semina, come il Rotkäppchen o l’Hamhs Gelbe Topftomate, o la Slim Jim, ottima melanzana da terrazzo, ma lentissima e rarissima a germinare.
E poi per la gioia di F. sono arrivati i cornichons, non solo il solito Piccolo di Parigi, ma tre varietà francesi più particolari, il Fin di Meaux, l’Amélioré de bourbonne e il Cornichon russe ou de Russie.

Inoltre, cose da fare per i prossissimi tempi: predisporre un contenitore per la raccolta dell’acqua in terrazzo, preparare il decotto di equiseto e il macerato di ortica, procurarsi del compost, razionalizzare i vasi in terrazzo, comprare il terriccio.. … .. .. ..

Ps: abbiamo inaugurato un nuovo terrazzo, sperimentale, molto (ma non troppo) più ampio. Tutto da fare, per provare nuove varietà e nuove coltivazioni. Come se già non ne avessimo da fare.. ..

Pps: la citazione è tratta da Pollice verde, di Ippolito Pizzetti. Sostituirà quella di Claude Debussy, che ci ha accompagnato per i primi mesi, quando avevamo bisogno di coraggio. Adesso abbiamo bisogno di forza, ordine e casino, come piace a Domitilla.

Attività 2012

aprile 14th, 2012 § Lascia un commento

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Salve, torniamo dopo tanta assenza. Volevamo stupire quei pò che ci seguono con un post romantico, sulla febbrile preparazione della stagione, con una bella foto e una bella citazione che dicesse quanto eravamo presi con ordini, preparativi per la semina e sistemazione generale del terrazzo. Ma non l’abbiamo fatto, un pò perchè quel libro dove c’era ‘sta famosa citazione non m’è arrivato (l’avevo preso in biblioteca, quindi poi restituito..). Un pò anche perchè quando si è presi da febbrili preparativi, non si ha tempo per essere romantici. La grande agitazione degli ultimi mesi, che non ci ha dato il tempo per scrivere del nano di giardino, ve la spiegherò forse un giorno.
Intanto qualche prova che non siamo stati a perderci in chiacchiere. Qui, come altrove, si è seminato, lavato, preparato, aspettato.

Nella foto sopra, la prima acqua alle semine 2012, fatte il giorno 18 marzo. Ma chi segue le lune? Parlo per me, ma mi accorgo che per quanti libri possa leggere, non c’è quella naturale sincronizzazione con cicli della natura, come quello della luna, che aveva davvero chi non aveva fatto ancora il grande stacco. Parlo dei contadini ante-chimica, o degli orti dei nonni adesso. Insomma, tutto questo per dire che i pomodori sarebbe meglio piantarli con la luna crescente, e noi immancabilmente l’abbiamo fatto una settimana prima della luna nuova. Inesperti e incoscienti. Non so se è per questo, ma la germinazione è stata lenta, lentissima. Il pomodoro Jani è spuntato ieri notte, ed è passato un mese quasi!

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Lavare i vasi prima della stagione, pensando che con una spazzola dura vegetale si gratti via qualsiasi residuo vegetal/animale eventualmente dannoso per le nuove arrivate. Ecco una cosa da più parti consigliata, in alcuni casi aggiungendo sale, aceto o candeggina (???) in fase di strofinamento.
Servirà? E cosa dire di quei vasi troppo grandi per stare dentro la mia vasca da bagno. Questo quesito porta direttamente ad un altro. Ovvero se sia necessario cambiare totalmente ogni anno il terriccio dei vasi, o se sia più conveniente rigenerarlo con nuova terra, compost o altri componenti adeguati. A questo proposito un mio ultimo acquisto librario, ‘I substrati di coltivazione’, edizioni Edagricole. Quando il tempo mi lascerà scampo, ecco una lettura approfondita sul soggetto substrati, terricci, non-suoli & co.

Il terriccio da semina. Il grande interrogativo di quest’anno è stato: e la torba? Così per qualche settimana mi sono dibattuta in rete per trovare un terriccio ‘peat-free’, senza torba, magari anche apposito per la semina. In Italia è impossibile, allora con mestizia ho ricomprato il solito terriccio (forse quest’anno F. ha comprato quello ‘bio’..), utilizzandolo però con un accorgimento, il setaccio. Setacciare il terriccio da semina serve per togliere le parti più grosse, per ricavare una specie di crema di terra, che non ostacola la radicazione.

E finalmente la semina, in vasetti modulari di torba. Olè.

ベランダで育っています

febbraio 23rd, 2012 § 1 commento

Ci sono due passioni. Cominciano entrambe con la lettera G.
Giappone e Giardino.
Ci sono due cose da imparare. Il giapponese e il giardinaggio.
Di seguito due blog che potrebbero insegnarmi l’uno e l’altro.

Tokyo Green Space
Jardins botaniques japonais

Pelargoni selvaggi

gennaio 22nd, 2012 § Lascia un commento

Una mia amica svedese l’altro giorno s’è detta invidiosa, perchè le avevo scritto d’aver visto dei germogli in un bosco, mentre da lei….solo freddo, neve e ghiaccio. Anche da noi in realtà qualche gelata c’è stata, ma tutto o quasi ha resistito, fortunatemente. Mi sarei detta proprio grama di perdere quelle poche cose che ogni anno sopravvivono all’invasione delle piante da orto in primavera, che conducono una sorta di vita separata, come quelle persone che vivono tutto l’anno in qualche località turistica, e poi a maggio devono farsi da parte per lasciar posto all’orda di turisti estivi (o invernali, in altri casi).

Comunque, i sedum stanno bene, le buddleie pure, le salvie, un cardo di recente introduzione, le piantine di consolida in attesa di essere messe a terra. La stessa cosa non si può dire dei pelargoni odorosi, che erano già stati portati dentro casa diversi mesi fa e sistemati per l’inverno, ma che hanno sofferto forse irrimediabilmente la mancanza di luce. Ma qui sta la sorpresa. L’altro giorno, in terrazzo proprio per un controllo complessivo dello stato, mi sono accorta che c’era qualcosa di strano in un vaso lungo e basso abbandonato a sè stesso. Questo vaso, dovete saperlo, fu inizialmente deputato al prezzemolo, che però non germinò mai. In compenso apparvero borraggini e altre erbe, poi gli piantai un cappero che però fu attacco dei morsi del gatto così che, in generale, avevamo deciso di farne una sorta di incubatore autonomo di vita vegetale casuale e fortuita.

Ebbene, quando mi sono avvicinata, l’altro giorno, quello che ho intravisto mi ha fatto sobbalzare. Dei pelargoni? Sì, sembravano proprio dei pelargonium. Allora ho toccato le foglie ed ecco al tatto l’inconfondibile velluto del Pelargonium odoratissimum, quello che sa di mela, per intenderci. E l’olfatto ancora non lasciava dubbi. Mela. Esperimento riuscito.

Inverno

dicembre 11th, 2011 § Lascia un commento

Si inaugura la stagione invernale, ufficialmente, con la dismissione dei terrazzi, lo svuotamento dei vasi, la pulizia dei vasi, il riordino dei vasi e così via.
Un lavoro che si procrastina per un pò, svogliati, terrorizzati all’idea di procrastinare così tanto da trovarsi, senza soluzione di continuità, al momento di dover riallestire il terrazzo per la prossima stagione. E allora si decide di fare, tenere quel che è da tenere, salvie, buddleia, sedum, rosmarino, ruta, portare all’interno ciò che non sopporterebbe il gelido inverno, pelargoni e peperoncino, mettere al riparo le nuove acquisizioni che vedranno la loro prima primavera solo tra qualche mese, come il giovane cardo.
Ma la dismissione del terrazzo porta a farsi delle domande.
Per esempio, cosa fare di tutto il residuo di coltivazione, piante secche, rami, foglie, terricci? Tutto al centro per la raccolta del verde, o sarebbe  materiale prezioso, se solo avessimo una nostra compostiera da terrazzo? E il terriccio, perchè non riciclarlo? Esistono metodi ed eventualmente prodotti.
E poi ci sono questioni di spazio. Durante gli ultimi mesi abbiamo implementato abbondantemente la collezione di sedum, tanto da rubare spazio considerevole destinato ai futuri ortaggi. Che fare? Cominciare ad utilizzare le pareti, forse..
E’ cominciata la stagione del ritiro, vegetale e animale, quindi anche nostro. Prossimi argomenti saranno argomenti da caminetto, libri, esperimenti, studi.
Buona lettura, se volete.

Ma i peperoni svernano?

novembre 7th, 2011 § 2 commenti

Il nostro ultimo raccolto di peperoni era quasi pronto da qualche settimana, sulle piante un pò scheletriche di questo autunno, mentre noi aspettavamo che gli ultimi raggi di sole estivo facessero maturare quei due ritardatari ancora verdi da un lato. Ieri, rendendoci conto che quel sole non sarebbe apparso per un pò, abbiamo deciso di raccogliere, togliere i semi e cucinare. Ma che peperoni erano? Nomi, cognomi, varietà….

Albino Bullnose: altezza max 90 cm, frutti color verde molto chiaro, da cui il nome. In realtà, dalla nostra esperienza, succede che il peperone è ‘albino’ nelle prime fasi di maturazione (senza passare quindi per il consueto verde acceso) per poi diventare rosso.

Mohawk: ibrido, altezza max 60-90 cm, frutti giallo/arancio

- Patio Red Marconi: altezza max 40 cm, frutti rossi, oblunghi

Red Mini Bell: altezza max 50 cm, frutti tondi e piccoli, rossi

Redskin: ibrido, altezza max 50 cm, frutti rossi

Due parole sul peperone. Del  genere Capsicum esistono diverse specie addomesticate, di cui l’annuum (peperone dolce e peperoncini in genere) è solo quello più comune. Ma abbiamo il baccatum, il chinense (tra cui il noto habanero, che quindi non è un peperoncino come tutti gli altri!), il frutescens (che ha un portamento arbustivo e che viene coltivato nella varietà ‘tabasco’, da cui l’omonima salsa) e infine il pubescens (cresce ad arbusto ed è riconoscibile dai fiori viola e dai semi neri, il cui frutto più noto è il Rocoto, piccante).
Ecco il brevissimo e generalissimo excursus sul peperone.

Da ultimo il nostro apprezzamento senza riserve del peperone da balcone che, scegliendo la varietà giusta, è piccolo, prolifico, facile, buono e bello.

PS: il titolo è riferito alla natura perenne virtualmente del peperone, e alla nostra tentazione di fagli passare l’inverno dentro casa, per vedere cosa succede a primavera.

Comfrey for gardeners

ottobre 27th, 2011 § 6 commenti

A due mesi di distanza dall’ultimo post torniamo con una (speriamo) preziosa scoperta per il vasocoltore simil-biologico fai da te.
Quella che nei paesi anglosassoni chiamano comfrey, che giardinieri e agricoltori considerano una sorta di panacea ricostituente per tutte le piante, che ha doppia reputazione di infestante e toccasana allo stesso tempo, non è altro che una parente della nostra Consolida maggiore, già Erba di San Lorenzo, Orecchia d’asino o Borrana selvatica. Ma mentre la nostra consolida spontanea è  Symphytum officinale, la comfrey degli inglesi è Symphytum x uplandicum, un ibrido prodotto in Russia, e in particolare quella che ho io è una cultivar chiamata ‘Bocking 14′.

Ma a che serve questa comfrey? A fertilizzare, ovviamente, in forma liquida (macerato) o solida (pacciamatura fertilizzante, attivatore di compost). Le foglie contengono alte percentuali di nitrogeno, fosforo e soprattutto potassio, facilmente cedibili e assimilabili dalle piante. Le foglie decadono velocemente fino a produrre un liquido più o meno concentrato a seconda del sistema adottato, che può essere:


a. Macerato pronto all’uso
-riempire un recipiente/bidone con acqua e foglie di consolida in proporzione 1 kg a 15 litri;
-coprire per evitare odoracci
-lasciar macerare per 4-6 settimane
-spillare o prelevare il liquido e usarlo direttamente sulle piante, senza diluire

Pro: non serve diluire
Contro: occupa più spazio, maleodorante, servono maggiori quantità di foglie

  
b. Concentrato

-riempire un recipiente con sole foglie di consolida, senza acqua
-fare in modo che il liquido che segue la decomposizione coli attraverso un’apertura del recipiente, filtrandolo con un retino
-posizionare una bottiglia o altro recipiente per raccogliere lo scolo
-usare diluito, in proporzione 20:1, se il liquido è denso e vischioso, 10:1, se il liquido è più rarefatto e acquoso

Pro: occupa meno spazio, si può lavorare anche con piccole quantità di foglie, il concentrato, non diluito, si può conservare in luogo fresco, buio e asciutto anche per dei mesi, odora molto meno che il macerato;
Contro: deve essere diluito

Il metodo che io ho usato per il liquido della foto in alto è il concentrato del primo disegno, quello a colonna, completamente do-it-yourself e gratis. Ho creato una tubatura unendo, con del nastro adesivo, 2 segmenti di canna fumaria, quella delle cucine economiche, chiaramente non usata. Ho unito, in basso e sempre con del nastro adesivo, un imbuto, che finiva direttamente dentro una bottiglia. Ho riempito la colonna con le foglie di comfrey che avevo portato dall’Inghilterra (circa un sacchetto della spesa) e poi ho inserito una bottiglia piena, chiusa, in modo da creare un peso che facesse diminuire il volume delle foglie mano a mano che gli strati inferiori decadevano. L’ho portato giù in garage, sistemata contro un angolo in modo che non cadesse e dopo solo 3 settimane ho il mio concentrato di comfrey!


Due cose da sapere sulla comfrey.  Intanto appartiene alla famiglia della Boraginaceae, da qui la somiglianza con la Borraggine, di cui condivide anche la facilità ad infestare i terreni. Ma mentre quella lo fa tramite i suoi semi appuntiti, la Symphytum x uplandicum, essendo un ibrido, produce fiori sterili e si riproduce esclusivamente tramite radice. Io per esempio ho portato con me una ventina di pezzi di radice, senza nessuna parte aerea, le ho piantate in terriccio e ora ho la mia riserva di consolida da piantare in terreno la prossima primavera. Ma attenzione, perchè l’apparato radicale è molto molto potente e tende a infestare. Una soluzione può essere quella di creare della barriere in mattoni sotterranee per creare una zona ‘dedicata’, nell’orto o nel giardino.

Perchè si usa proprio questo ibrido e proprio questa varietà di consolida? Presumo sia stata selezionata ad hoc, sarebbe perà da fare una prova e vedere la differenza di rendita con una consolida officinale. Parlando proprio di rendita, che vi devo dire, l’ho vista usare dove si coltiva esclusivamente organic, e i peperoncini avevano tutto da invidiare. Adesso la userò per medicare i pelargoni sofferenti e, forse, qualche peperoncino che tenterà così di superare la sua annualità.

Le informazioni e i disegni in bianco e nero sono presi da ‘Comfrey for gardeners’, una guida GardenOrganic, dove ci sono molte altre indicazioni sull’uso, la propagazione, la composizione della consolida. Per chi fosse interessato ad altre informazioni, basta chiedere.

L’anno del dragone

agosto 27th, 2011 § 2 commenti

Da due punti di vista, opposti e complementari. Tutto, come dicevo, inizio’ dalla farfalline bianche (aleurodidi delle serre) che avevamo ‘ereditato’ da un esemplare di pelargone prelevato direttamente da un vivaio. Le prolificissime farfalline hanno debilitato le giovani piante, soprattutto i cetrioli, le zucchine e i pomodori, preparando il campo ad una serie di altri malanni: gli afidi, che gia’ avevano cominciato la loro impresa con la menta, ragnetti rossi, altri afidi neri, insetti lanuginosi (forse meglio indentificati come afide lanigero) e funghi vari che hanno provveduto all’ingiallimento prematuro delle foglie, soprattutto dei nostri amati pomodori. Stranamente solo l’oidio, gli anni scorsi molto violento, non ha disturbato troppo.
Questa la prima apparizione del ‘dragone’. Come reagire? E poi, reagire?
Credo che uno dei principali difetti dell’orto sul balcone sia l’isolamento da qualsivoglia biodiversita’ naturale. Questo da un lato lo tutela dall’arrivo di parassiti e malattie nell’aria, ma quando una minaccia occorre, niente puo’ intervenire a neutralizzarla. Coltivare in vaso poi significa dare ‘artificialmente’ alla pianta tutto cio’ di cui ha bisogno e se questo non avviene correttamente, lo stato generale della coltura ne risente. Per questo attacchi che potrebbero essere tranquillamente sopportati da piante in buona salute e coltivate in campo aperto, diventano micidiali per le piante in vaso. 

A questo punto era diventato necessario un intervento. Prima i rimedi soft biologici fai da te (tanaceto per insetti parassiti, equiseto per le malattie fungine), poi accorgimenti come le trappole cromotropiche per le farfalline bianche, poi le soluzioni ancora biologiche ma un po’ piu’ professionali, direttamente dai magazzini di chi il biologico lo fa sul serio (o quasi). Alla fine siamo ricorsi, ahime’, anche a trattamenti chimici o quasi, nella speranza di creare una tabula rasa per poter po riprendere dei trattamenti piu’ leggeri . 

Ecco la seconda apparizione del dragone: l’uso imponente (considerata la scala) di ogni tipo di lotta armata contro il pericolo che metteva a repentaglio la buona riuscita del nostro lavoro. Questo contrattacco fermava temporaneamente il malanno, che poi riprendeva, considerata anche la nostra poca regolarita’ nei trattamenti (speranzosi che il paziente si rimettesse da solo).

Bilancio finale: c’e’ un po’ di disappunto nel constatare che qualcosa non ha funzionato, l’impegno e la profusione di cure sono stati troppi,  considerato il risultato attuale (in termini estetici e di reddito orticolo). A questo va aggiunto il fatto che la sperimentazione varietale non ha dato sempre i risultati promessi o sperati (ma anche questo sara’ oggetto di un altro articolo). 

Quindi? Dobbiamo disperare noi giardinieri da balcone? Assolutamente no. Le zucchine hanno provveduto ottima materia prima per qualche sugo estivo, il meraviglioso Hahms Gelbe Topftomato e’ bellissimo con i suoi piccoli frutti gialli, i peperoni sono un universo ancora da scoprire, i peperoncini maturano tranquilli al sole che, almeno quello, pare non mancare proprio in questo agosto sopra le righe.

 

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